Il ricordo è un modo d’incontrarsi.
Kahlil Gibran
Se oggi, passeggiando lungo i laghi di questa città, una ragazza o un uomo o una anziana signora con un fermaglio verde tra i capelli mi chiedessero “Vivi a Copenaghen?” Risponderei, alla ragazza o all’uomo o all’anziana signora con un fermaglio verde tra i capelli, “Una volta ci vivevo. Ora sto andando via.” Loro mi guarderebbero. La ragazza con occhi educati e annoiati, l’uomo con occhi arricciati e curiosi, l’anziana signora con occhi indagatori e consapevoli. Tutti mi chiederebbero ” Cosa ricorderai di Copenhagen?” E io all’inizio avrei paura di non ricordare nulla. Poi invece mi verrebbero in mente un paio di cose.
“Ricorderò” direi alla ragazza, all’uomo, all’anziana ” rircorderò il colore della città . Grigia come il dispetto di matita di un bambino annoiato mentre fuori piove ma anche azzurra come immagino il cielo delle giornate serene.
Ricorderò il passo svelto delle bici per le strade, la loro corsa che a volte quasi spaventa, le loro forme insolite ma mai guardate con sospetto. Quelle colorate, quelle nere, quelle che camuffano il loro vecchio aspetto, quelle adottate per mano sconosciute, quelle che portano bambini, mobili, animali, turisti curiosi, voliere, frutta, chili di riso, strumenti musicali, reti da pesca, scarpiere, barbecue.
Ricorderò le misure sballate delle case, il bagni per le persone che lo sanno “vedere,” le cucine di legno che prendono di muffa, le scale strette da non poter ingrassare, i giardini che accolgono le risa ma solo di venerdì sera, le lavanderie in comune con il profumo di ammorbidente che esce dagli sfiatatoi e il vapore che accoglie il visitatore.
Ricorderò la gente che cammina a testa bassa, che guarda spesso i proprio piedi e raramente il prossimo in faccia. La gente che fa gruppo, i vestiti per lo più stirati e quella faccia di moderato interesse a tutto. Il biondo che regna, le gambe magre e lunghe, gli occhi tondi, la piega del capello che si adagia sulla schiena, il colore delle galosce che vince la pioggia ma che spesso appare anche con il sole.
Ricorderò gli angoli che ho amato della città. Gli angoli dei laghi, con l’animaletto buffo fuori tempo, fuori misura, fuori da ogni concetto di grazia.La piazza dove la prima volta ho pensato “Copenhagen”, il ponte da cui ho guardato almeno centoeunavolta la città, la panchina da dove tornando di sera dividevo la pizza con le papere e gli chiedevo se per loro era tanto folle che fossi lì. Mi rispondevano che se c’erano loro, perchè non io.
Ricorderò camminare per strada a sentire la strada, le birre che accompagnavano le serate, la pasta che non manca mai, le gite un pò folli. Ricorderò la volta che era una birra di troppo e tutto era diventato scuro, la volta che ho fatto una torta perfetta, quella che ho mangiato le more così com’erano e l’altra che ho corso dietro a qualcuno, per questa voglia di vita che abbiamo un pò tutti. Ricorderò i giorni passati a salutare chi andava via prima di me, ogni volta pensando che ero stata fortunata a incontrare tutte quelle facce buone e il piacere di godere delle facce che restavano. La scoperta della parola amico lontana da casa, che suona dolce uguale e a volte più calda, che lontano fa più freddo.
Ricorderò qualche bacio mal riuscito, qualcuno buono, uno davvero bacio. Ricorderò i broccoli, i ceci, i peperoni, le patate perchè non ho mangiato molto altro, le melanzane, le zucchine, la mozzarella giusta perchè non ne ho mangiate abbastanza. Ricorderò tutte le volte che avrei voluto sparire, che mi sono arrabbiata, che mi sono sentita sola e quelle che mi sono sentita fortunata per non essere in un posto diverso, non troppe a dire il vero. Ricorderò i sorrisi che pure ho messo da parte e le coincidenze bizzarre che mi hanno cambiato di posto. I giorni a lavorare di lavori non miei eppure non sempre tanto male, le volte che non avevo parole e bestemmiavo non aver mai studiato lingue ( questo lo faccio ancora) e le volte che ero felice per conversazioni ben riuscite in lingue non mie ( è capitato persino questo).
Ricorderò che è una città dove sono finita per caso, sono rimasta per curiosità e sono andata via per avventura. Ricorderò la tristezza di quella Sirena che tutti dicono piccola ma che soffri da grande e ancora soffre. I Polser che non mangerò mai ma che tante volte ho insistito perchè li mangiassero i visitatori, “che non sei stato a Copenaghen se non te ne fai fuori uno! “. Ricorderò la prima bicicletta rubata in vita mia, quelle che mi hanno rubate, la prima catena riparata, le mani sporche di grasso, i guanti trovati per strada. Sentire che ogni giorno serve di più se è un giorno che provi a fare le cose a modo davvero tuo e se ti vuoi bene anche quando sembra che nessuno te ne voglia. Ricorderò le finestre da cui nessuno guarda e da cui io guardavo. Ricorderò i miei girasoli, bellissimi. Nati una settimana prima che li abbandonassi e morti solo dopo che li avessi potuti salutare. I sette gatti visti in un anno di vita danese. Quelli li ricorderò per colore, giorno, grandezza e dialoghi intercorsi. E le persone, quelle le ricorderò spesso. Qualcuna la dimenticherò dopo poco, qualcuna dopo molto, qualcuna mai. Portandone via un pezzo o lasciandoli tutti dove sono, mi ricorderanno il sapore che aveva vivere in Danimarca, quando non sarà più la Danimarca il posto dove vivrò. In fondo è normale, sono sempre le persone che rendono un posto splendido o terribile o solo un posto.”
“Tutto qui?” mi direbbero allora la ragazza, l’uomo o l’anziana signora con il fermaglio verde.
Io riderei allora. Perchè avrei dimenticato di dire che porto via questo senso di mediocre mite entusiasmo che aleggia per le strade.
“No, certamente. Amo molto la vostra città. Ricorderò tutto.”
“Sarà!” Direbbero allora educatamente ” Che poi” aggiungerebbero ” che ci viene a fare un italiano in danimarca, non si è mai capito. Con questo tempo!”
Quindi, se oggi passeggiando lungo i laghi di questa città, una ragazza o un uomo o una anziana signora con un fermaglio verde tra i capelli mi chiedessero cosa mi ricorderò di questa città, ecco, penso che correrei lontano. Fino ad una città tutta nuova, che ancora non so. Proprio come sto facendo.
Ciao Copenaghen, lo so che fingi indifferenza ma dentro soffri. Tranquilla, che poi magari torno……magari….
