Io vedo quelli senza ‘n briciolo de core
Li spasimanti ce l’hanno sempre attorno
Poi quelli che traboccano d’amore
Stanno da soli sempre soli notte e giorno!
Pare che er monno gira alla rovescia!
(Radici Nel cemento)
E’ una giornata iniziata male con il vento, il lavoro, le lamentele degli altri. Poi una specie di magia semplice e capita qualcosa di buono. Una di quelle cose buone che non ci si crede e invece fanno pensare che alla fine davvero la vita è una cosa meravigliosa e non sta bene chi la pensa diversamente. Tanta è l’energia che le da questo pensiero che pure decide di non prendere la bici, anche se non sa la festa dove si trovi il formicolio di una buona notizia le smuove la voglia di camminare, un passo dopo l’altro fino alla fine. Esce che è magari persino tardi. La musica nelle orecchie e la mappa in borsa, troppi colori per decidere di averlo fatto apposta. Lei si guarda intorno con il piacere di vedere le cose per la prima volta. Cerca nelle facce il suo stesso buon umore,anche se per poco. Al secondo incrocio dall’altra parte della strada un cane marrone e massiccio fa per attraversare, il padrone lo segue sullo skateboard. Il cane è alto e slanciato, un meticcio robusto e dal muso buono. Lei lo guarda con la voglia di strofinargli la testa anche se sa che non sarebbe il caso. Il padrone scivola via sul lato opposto della strada. Un ragazzo alto con una felpa abbondante e senape che segue il suo animale da lontano. “Io non riuscirei a stargli così a distanza” pensa lei. E continua ad andare avanti. Vede ragazzi che mangiano pizza al suono della partita di turno, una coppia grassoccia tenersi per mano, qualche bottiglia sulla panchina, una ragazza biondissima vestita di nero assoluto stare seduta gambe incrociate in mezzo alla piazza a Sankt Hans Torv. Cammina svelta, chiedendosi ogni tanto se non stia sbagliando strada. Costeggia il primo lago e guarda i cigni, le anatre, quell’animaletto che le piace tanto ma non sa come si chiami, arriva alla fine del lago e attraversa. Sta per cominciare a costeggiare il secondo lago quando sente la voce. In danese.
“Mi dici come hai fatto?” dice in danese.
“What? Can u repeat in english. Sorry”
“Mi dici come hai fatto?” ripete, stavolta in inglese.” Eri a Norrebrø poco fa. Sei stata più veloce di me.”
E allora le si guarda intorno e lo vede. E’ bellissimo. Lo decide subito.
Riconosce il colore senape della felpa, il cappuccio largo che, prima, gli copriva quasi il viso e l’altezza. Certo, riconosce anche il cane che le si avvicina sereno e con occhi lucidi, da buono. Ora che è vicina abbastanza lo trova delizioso. Si imbarazza a rispondere, goffamente alza i piedi e indica la suola consunta delle scarpe.
“Con questi!” sorride e lo guarda, lo memorizza. ” Tu hai le ruote” continua indicando lo skate ” ma io sono più veloce” e lui risponde al sorriso.
“Non è la prima volta che ci incontriamo, ti avevo vista prima” confessa. E lei ” Anche io” e carezza il cane.
Lei è terrorizzata, sente che sta per finire la forza della prima fase e deve prolungare in qualche modo la conversazione. Allora infila nervosa la mano in borsa e gli dice ” Mi sai indicare dov’è una strada?”
Gli si avvicina con la cartina e lui indica e parla di strade più corte, più lunghe mentre lei gli guarda la pelle del viso rigata intorno agli occhi dal vento, dal sole e dal tempo che ha fatto capitare la vita. Gli guarda gli occhi chiari e le mani grandi. La bocca gentile e il collo lungo. Le viene voglia di dargli un bacio sul collo. Esattamente dove il collo diventa mento. Quando lui si stupirebbe gli direbbe la verità ” E’ una giornata buona e un bacio ci sta bene”. Ma non lo bacia. Sente solo che gli chiede ” Se fai la strada lungo il lago è più lunga ma cammini lungo questo bellissimo viale, l’altra strada è meno bella ma più veloce. Che dici?”
Lei vorrebbe dire ” Se faccio quella lunga vieni con me?” oppure ” E se invece vengo con te?” o anche ” Non conosco nessuno alla festa, mi accompagni?” e persino ” Ma se invece mi insegni ad andare sullo skateboard?”. Si sente le parole che cercano il coraggio di fare qualcosa. Lui direbbe di sì. Pensa. Ma non dice niente di buono, dice solo ” Oggi sono felice, faccio la strada bellissima!” senza dirglielo che, se adesso lui va via, diventa meno bellissima. Non ce la fa ad essere sincera sul serio come vorrebbe e lui non dice niente, accetta il suo timido far finta di niente. Allora lei saluta e si allontana. Lui saluta e si allontana. Prima di dire ciao lo guarda e si maledice ma inizia a camminare lungo il lago. Poi si gira e lo richiama ” Mi ha fatto piacere incontrarti” e lui, che ancora non aveva fatto un passo sorride ” Anche per me” ma non fanno niente per salvarsi dal perdersi. Lei cammina di spalle, pure felice solo di averlo intravisto per qualche secondo in una giornata buona e lui aspetta un poco e poi sale di nuovo sulle skate. Lei segue il rumore che fanno le ruote sull’asfalto. Divisa tra un “sono un idiota” ed un ” chebellochebellochebello”. Ride allora come se fosse presa da ebetismo fulminante. Alla festa si diverte poco, cerca di raccontare il suo entusiasmo ma non riesce, riesce solo a farsi ripetere che magari un numero di telefono avrebbe aiutato. Come se non lo sapesse. Come se non lo sapesse. Ma prova ad addolcire il male con le leggi del caso, con il buon senso, con la birra. Niente. Quando torna a casa il passo è più lento. Tutto le sempre scivolare diversamente. Ammira le macchie bianche nel lago dei cigni con la testa infilata nell’acqua, si commuove per un uomo sulla panchina che guarda fisso davanti a se, sorride di un altro che sente la radiocronaca degli europei da una radiolina minuscola. Nel punto dove lo ha conosciuto e perso si guarda due volte in ogni direzione e si inventa il dove starà adesso ” giù per questa strada, in una stanza in tinta con il senape della felpa, con il cane ai suoi piedi”. La piazza è stranamente vuota, il vento sputa l’acqua a casaccio, la bionda non c’è più. La pizzeria è chiusa e nessuno ci mangia più. Lei canta a voce quasi alta voce una canzone che parla di cose che vanno per il verso sbagliato. Immagina il prossimo incontro. Nei minimi particolari e con dialoghi bellissimi. Le parole che non ti diranno mai sono sempre perfette e profumate e accoglienti come quella mano che gli indicava la strada sulla cartina. ” Come sarebbe bello se….” e a forza di inventarsi SE tanto lontani da sembrarle esotici, le viene come un tremolio leggero che si convince subito essere stanchezza. Non è neanche troppo fredda questa notte che l’accompagna a casa, forse ha esagerato con le sciarpe.

3 Commenti
Giugno 30, 2008 alle 1:40 pm
… noi due dobbiamo parlare…
Luglio 18, 2008 alle 8:43 pm
Eh avresti dovuto dirglielo sai, e poi cosa avevi da perdere? Neanche lo conoscevi !!!
Settembre 26, 2008 alle 9:35 am
La vita è un susseguirsi inarrestabile di pensieri e immagini intrecciate a volte a qualche evento…diverso da come lo si era immaginato
un bacio a te marzietta