Una capita che sta sta e alla fine tanto stette che parte.
Prima di poco, cambia quartiere, poi ancora città e poi lentamente si allontana. Come un bambino che impara a camminare e si prova sulle distanze. Più impara che non cade più continua a camminare. Meglio, quando cade vede che non è la fine del mondo e continua a camminare lo stesso. Ecco. Con le ginocchia sbucciate ancora rosse, già penso la prossima acrobazia.
E se partire è un poco morire, restare è morire di più. Ogni tanto.
Quindi sorrido allo zaino, oggi un festival, domani vacanza, dopodomani lavoro e comunque è sempre vita che scorre. Così capita che si cambia spostamento dopo spostamento e ogni 3 mesi siamo già tanto diversi da ripresentarci allo specchio.
Imparare a fare le valigie, questo si dovrebbe fare nelle scuole. Invece di insegnare a stare dovrebbero imbastirci corsi di andare. Che poi il sedere sulla sedia avrà tutto un nuovo peso e piacere.
Oggi inizia un nuovo mese. Io ho le mani unte del pranzo e le idee confuse sulla cena. Non è una metafora per una volta. Non ho neppure la voglia di scrivere.
Intanto. Se la testa si sposta, il corpo per ora si accontenta. La Danimarzia è mezza in primavera. Venuto è il tempo delle prove di appartenenza, gli indigeni dicono che bisogna partire in questi giorni e che per sentirsi sul serio in Scandinavia bisogna partire ma di poco e portarsi tenda e stivali di Gomma. Sono pronta !! Up va al Festival di Roskilde .
