Luglio 2, 2008...12:29 am

Delirio di una notte di 1/2 estate … seppure non pare neanche cominciata

Salta ai commenti
Dimmi il punto di vista di chi ne abusa
e poi non chiede scusa
dimmi il punto di vista di chi prende una svista
e poi ti lascia sola

(BdP \”Wendy\”)

Ho sentito un nome chiudendo la porta, solo dopo ho pensato che ero morta, lo dico ora solo per la rima o perché mi serviva, fare finta che era un gioco, piangere anche per così poco, senza mettere i punti sulle cose per vedere se arrivo alla fine ancora con il fiato per urlarti che anche oggi sono stata triste per tutti minuti che ho pensato a quello che non dovevo neppure immaginare, invece lo vissi, usando lo spray per disegnarmelo meglio sulle pareti di questa casa che ci vivo senza averne il potere, quasi per caso, allora dopo esco e mi sento UpLoveStorymeglio quando sono fuori, fuori dalla casa e dalle pareti disegnate, fuori dall’ordine delle cose, fuori dal sonno o dalla rabbia, allora sto meglio, quando cammino con qualcosa in bocca da cantare per far passare il tempo, per far passare il momento, quello che spennella di grigio la faccia e le mani, quello da far passare, che non da tempo di avere altro tempo, come un sasso che ferma la tovaglia che sventola al vento, quando però il vento vorrebbe solo farla volare, mentre il sasso la rende immobile come un noioso vestito della festa che oltre la sua bellezza non ha nulla, non brilla, non sfavilla, non gozzoviglia, non come la luce dei fari sulla strada che quando vengono alle spalle e sbattono sulla facciata di quel palazzo mi tornano negli occhi come un fulgido mattino e invece sono solo lucciole, come quelle che si appendono alle bici e viste insieme pare un campo in estate anche adesso che la chiamiamo estate ma non è che un avanzo di inverno spolverato di pollini, lontano iniziamo qualcosa che io non saprei finire, per abitudine ai nomi inventiamo storie che giustifichino le mancanze, ma non si possono dimenticare le facce anche volendo per lungo tempo non si possono dimenticare le facce e i colori e come rimbombano certe parole nel vuoto dei magazzini vuoti, con dentro qualcuno che solo ci va per fumare, quasi tardi e precisamente rientro in casa cantando francese, pensando agli occhiali enormi di Jennifer Cavalleri e a quel modo di ridere con gli occhi che ora vorrei non avessi, che ora vorrei aiutarti a non avere più, cavandoteli.

Lascia una Risposta