Io alle medie ero una delle più brave. Me lo ricordo bene, non mi è più capitato. Ma la prima lezione di Educazione Tecnica, con uno dei miei professori preferiti, fu un disastro. Era la prima prova su carta, a pochi giorni dall’inizio della scuola. Non dovevamo fare altro che tirare poche linee dritte, alcune orizzontali, altre verticali, altre ancora diagonali. Potevamo contare sull’aiuto di squadretta e righello. Non doveva essere difficile. Eppure “Mediocre”. Presi un sorridente mediocre da un pacioso professore baffuto. Non potevo prendermela con nessuno. Le mie linee erano grossolane, pasticciate e definitivamente storte. Me ne crucciai a lungo di quel mediocre. Ma non ho mai smesso di fare tutto storto. Storte le linee, storta la riga che separa le trecce, storte le colonne per giocare a città, cose, animali, storta la luna. Poi sono venuta in Danimarca. E ho capito cosa c’era in più nella sbavatura di grafite che mi regalò quel mediocre. C’era del senso. Le linee dritte hanno il democratico vantaggio di rendere tutto uguale. L’ordine rende impossibile creare differenza, le spiana anzi mantenendo perenne un rassicurante equilibrio. Il trionfo dell’omogeneità assoluta. Solo che, cancellando quello che dritto non è, si cancella il senso delle cose, appiattendo il gusto dell’incongruo, del nuovo, del differente da. Mi accorgo del dramma e rivaluto. Così il traffico di colpo mi pare meglio assortito di una composta fila, vedo il caos generare idee e qualche stella danzante, come diceva “quello“. Il vestito male abbinato mi resta più in mente di una mise fashion. D’altronde, l’orchidea vive sola mentre i fiori di campo stanno in compagnia per definizione. Man mano che passa il tempo il mio pregiudizio diventa carnale e guardo con biasimo il mio rammarico di allora davanti a quel mediocre. Mi tornano in mente diverse scene dè “L’uomo che fuggì dal futuro“. Chissà perchè. E mi viene pure da scarabocchiare i muri bianchi della mia stanza, con linee posticce e sgraziate, di certo colorate assai. Magari fare anche rutto affacciandomi alla finestra. Cosa si deve fare per perdonarsi, infine, quel solo “mediocre”.
Settembre 2, 2008...3:55 pm
La solitudine dell’Orchidea
Salta ai commenti
