La tartaruga
un tempo fu
un animale che correva a testa in giù
ma avvenne un incidente.
(La Tartaruga, Bruno Lauzi 1975)
Io non lo so cosa sta succedendo. Ma credo sia legato al lasciare le cose. Allora le si guarda diverso. Non diversamente. Diverso. Con occhi che non vedono più, ma riflettono quello che vedono in uno specchio d’acqua dove poi diventa tutto ricordo. La FaseUno dell’allontanamento è il “lasciar stare”. Per questo motivo la mia stanza è una bancarella del mercato e la mia testa una discarica di immagini dove dovrò fare ordine. Ma quella è la FaseDue.Danimarca. Danimarzia. Mai tanto incastrate una con l’altra. Guardo le facce, che non mi guardano, dei ciclisti e spio se si vedono su queste facce le rughe allegre che fanno simpatia.Quelle che vuol dire che oltre ai bei fieri lineamenti nordici c’è il disordine delle facce amiche. Niente. Come sono ordinati anche nello scompiglio delle truppe ubriache del venerdì notte. Nessuno mai gira la testa a destra e sinistra, esiste solo il davanti. Non ci sono inciampi, se rallenti sarà al massimo un fiorire di campanelli. Ma il traguardo dov’è? Mi viene in mente la Tartaruga della canzone.Quella che correva, correva e non guardava il mondo. Solo ci stava in mezzo come un siluro. E allora penso. Mi siedo e penso. Perdo tempo. Questa città l’ho vissuta o l’ho solo attraversata? Quante macerie ho lasciato agli angoli delle strade che un giorno rinoscerò esser state me? Mi vengono in mente due angoli e un ponte. Ma sono certa che a pensarci meglio, se non un mare di frittata, c’è tutto un mondo di tesori per la via che devo solo spolverare. E che suonino pure stì campanelli.E’ avvenuto un incidente……..
