Sora Menica, sora Menica
oggi è domenica
lassece sta’…
(G.F.)
Le strade della domenica mattina dicono molto di una città. Ben più sincere di quelle linde e colorate del sabato sera o della frenesia ordinata del lunedì, la domenica mattina è lo specchio di una città . Come vedere una donna il mattino dopo e scoprire solo allora se ci piace davvero o se è stato un errore da troppo vino. Se la sera del sabato non teme vergogna e agita gonne e calici, la mattina della domenica è come se si coccolasse affettuosamente dopo l’ennesima faticosa performance. Come a farsi una carezza dopo gli sforzi dovuti. Stamattina per esempio. Ero per strada alle 10 e ho visto Copenaghen soddisfatta di avercela fatta ancora. E mi piaceva il suo insolito modo di fare, da matrona orgogliosa delle sue forme. Sopravvissuta alla notte luccicante del fine settimana, risplendeva sotto un sole freddo di mattino. I gradi erano pochi, tredici, ma la luce rendeva lo spettacolo quasi iperreale. Quasi impietoso. Per strada vetri rotti in ogni angolo e lattine che se andavano un pò dove gli andava, portate da un vento pungente e pulito. L’odore era acre e pungente, un misto di urina, vomito, birra. Parecchia birra. Odore di festa goduta e occhi spalancati. Un padre è uscito di casa guidando la sua bici con annesso cestino per i bambini. Tre. Biondi. Piccoli.Colorati di felpe e impermeabilini. Due ragazzi correvano in divisa pantaloncini elastici e maglietta. Uguali., ginnici, freschi, perfetti. Chissà uno cosa ha da correre la domenica mattina. Le strade rerano vuote. Macchine non ce ne erano, bici qualcuna. Una ragazza vestita da sera dondolava per la strada, tornava a casa. Il trucco sfatto di chi non ha dormito e non lo ha fatto in una casa che non è la sua. Dalla finestra larga del bar all’angolo ho spiato qualcuno sorseggiare un cappuccino con fare padrone, perfettamente vestito di domenica mattina. Il cielo era pulito come quando a disegnarlo è un bambino, con il pennarello più celeste che ha trovato. Un gatto è sbucato fugace da un portone poco più avanti, poi è sparito. “Un gatto vince sempre in bellezza su tutto” ho pensato. E anche “Quanto mi manca un confidente felino dagli ingegnosi baffi”. Poi, quando sono uscita dal lavoro, qualche ora dopo, la città aveva perso l’aria di domenica e sembrava di nuovo quella che è sempre. Copenaghen.
